Ti alleni, ami correre, ma dopo ogni uscita ti ritrovi con la schiena dolorante.
È davvero la corsa “che fa male alla schiena”? La risposta breve è: non necessariamente.
La risposta completa richiede di guardare alla schiena, alla corsa e alla tua quotidianità con un approccio diverso: quello del team PTPRO, che unisce valutazione clinica, allenamento e gestione del carico.
Perché la corsa può far emergere mal di schiena
La corsa non è “nemica” della schiena. Anzi, fatta bene può essere un ottimo alleato per salute, metabolismo, sistema nervoso e umore.
Il problema non è la corsa in sé, ma come ci arrivi e come la fai.
I motivi più frequenti:
- Gestione del carico non adeguata
- Aumenti troppo in fretta km, ritmo, dislivello.
- Passi dal “quasi fermo” al “3 uscite a settimana” senza una progressione.
- Corri sempre allo stesso ritmo, sullo stesso fondo, senza alternare intensità e recupero.
- Controllo lombo-pelvico poco efficiente
- Muscoli profondi e catena posteriore non lavorano in squadra.
- Il bacino oscilla troppo, la colonna lombare “subisce” le forze di impatto.
- Glutei e anche non fanno il loro lavoro, e la schiena compensa.
- Stanchezza accumulata e recupero insufficiente
- Sonno scarso, tanto stress, poco recupero tra un allenamento e l’altro.
- La schiena diventa il “pannello di controllo” che ti segnala che il sistema è in sovraccarico.
- Tecnica di corsa poco economica
- Passo molto “pesante”, falcata troppo lunga, tronco rigido o troppo inclinato.
- Appoggi rumorosi, poca elasticità: la colonna riceve forze che potrebbero essere meglio gestite da piedi, caviglie, anche.
- Fattori extra-meccanici
- Periodi di forte tensione emotiva, lavoro sedentario prolungato, posture mantenute per ore.
- La corsa arriva su un corpo già in “debito di movimento” e di recupero.
Quando il mal di schiena in corsa è un campanello e quando è un allarme
Non tutti i dolori hanno lo stesso peso.
Campanello (comune, spesso gestibile)
- Fastidio nella zona lombare che compare dopo un certo numero di km.
- Sensazione di rigidità che migliora con un po’ di movimento o con esercizi mirati.
- Dolore che cala nei giorni successivi se riduci leggermente il carico.
Allarme (da valutare subito)
Se insieme al mal di schiena compaiono:
- Dolore che non migliora mai, nemmeno a riposo.
- Perdita di forza evidente a gambe/piedi.
- Formicolii / alterazioni della sensibilità importanti a una o entrambe le gambe.
- Difficoltà a trattenere urine o feci, o alterazioni improvvise di queste funzioni.
In questi casi è fondamentale una valutazione medica/fisioterapica tempestiva.
Cosa NON fare se hai mal di schiena quando corri
Il primo istinto di molti runner è:
- “Mi fermo del tutto finché non sparisce”
→ il riposo assoluto può spegnere il dolore nell’immediato, ma non risolve il motivo per cui la schiena si è irritata. - “Tiro avanti lo stesso, tanto prima o poi passa”
→ correre sempre “sul dolore forte” rischia di cronicizzare il problema e di far entrare in gioco anche la parte “protettiva” del sistema nervoso (iper-sensibilizzazione). - Stretching aggressivo di tutto, soprattutto lombare
→ non tutto ciò che è rigido va stirato. Se il problema è la gestione delle forze e il controllo, tirare forte la schiena può non essere la risposta migliore.
Cosa fare subito: i primi passi intelligenti
Se il mal di schiena è un campanello e non un allarme, puoi iniziare così:
- Modula, non azzerare
- Riduci temporaneamente km, ritmo o dislivello.
- Mantieni un minimo di movimento (camminata veloce, cyclette leggera) per non “spegnere” il sistema.
- Introduci esercizi di controllo lombo-pelvico
Esempi di base (che puoi vedere anche nei video dedicati):- Ponte bipodalico → attiva glutei e catena posteriore, stabilizza la zona lombare.
- Ponte monopodalico → aumenta la richiesta di controllo su bacino e tronco, simile a ciò che succede in fase di appoggio durante la corsa.
- Split squat / affondo isometrico → lavora su forza e stabilità di anca, ginocchio e caviglia, insegnando al corpo a gestire il carico su una gamba alla volta.
- Ascolta il dolore, ma con criterio
- Se il dolore resta lieve e migliora dopo il riscaldamento → può essere tollerabile continuare, con carico ridotto.
- Se aumenta mentre corri, ti cambia il modo di appoggiare o ti fa “temere il movimento” → meglio fermarti e rivalutare.
L’approccio PTPRO: dalla valutazione al rientro in corsa
Qui entra in gioco la differenza tra “fare qualche esercizio” e avere un percorso strutturato che ti osserva come sistema in movimento.
Un percorso tipo include:
- Valutazione clinica e funzionale
- Test di mobilità e controllo lombare e del bacino.
- Forza di glutei, anche, core.
- Appoggio del piede, comportamento di caviglie e ginocchia.
- Body chart del dolore, storia del problema, carichi di allenamento recenti.
- Educazione al dolore e al carico
- Capire che il dolore non è sempre “danno”: spesso è una richiesta di adattamento.
- Imparare a gestire progressioni di km, ritmo e intensità in modo graduale.
- Esercizi specifici per corsa e schiena
- Lavoro di force & control su catena posteriore e bacino.
- Esercizi di stabilità in appoggio monopodalico (ponti, affondi, step-up).
- Lavoro di pulsazioni / isometrie per migliorare tolleranza alle forze verticali.
- Tecnica di corsa e variabili modificabili
- Cadence, appoggio, postura del tronco.
- Inserimento graduale di variazioni (superficie, dislivello e ritmo) quando la schiena tollera bene il carico di base.
- Progressione: dal “non mi fa più male” al “ora rendo di più”
- Obiettivo non è tornare solo “come prima del dolore”, ma migliorare:
- Efficienza di corsa
- Capacità di gestire carichi più alti
- Fiducia nei propri movimenti
- Obiettivo non è tornare solo “come prima del dolore”, ma migliorare:
Quando chiedere una valutazione personalizzata
Se:
- Il dolore si ripresenta puntualmente a ogni tentativo di ripresa.
- Ti trovi a ridurre sempre di più chilometri e intensità senza migliorare davvero.
- Hai paura a correre o senti di muoverti “in modo rigido” per paura di far danno.
Con l’approccio PTPRO, l’obiettivo non è solo toglierti dal dolore, ma aiutarti a correre meglio, più a lungo e con più fiducia, costruendo un corpo che sa gestire e redistribuire le forze ad ogni passo.

